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L’entrata e uscita dalla crisi ha disegnato per le economie occidentali una traiettoria di cambiamento per molti versi incredibile.
Nel settore tecnologico, nel 2007 Facebook era una start up, Whatsapp non esisteva, smartphone e tablet appena comparsi, sconosciuti termini come sharing economy (Airbnb nasce nel 2008), internet of things o big data. Tra breve, saremo circondati da macchine istruite da algoritmi in grado di replicare anche funzioni cognitive superiori. Dal 2009 è in funzione l’Alta Velocità ferroviaria, che ha cambiato il modo di viaggiare in Italia. Apple, Google e Tesla stanno testando autoveicoli driverless, mentre l’Unione Europea elabora una strategia per la mobilità basata sulla digitalizzazione delle vie di comunicazione, a favore delle auto a guida autonoma.

Produzione, tempo libero, circolazione di beni e persone sono sempre più organizzati da piattaforme digitali.
Tutto ciò sta già cambiando processi economici, vita quotidiana, struttura dei mercati; già oggi comunichiamo, ci informiamo, lavoriamo, ci muoviamo, facciamo acquisti, in modo diverso da pochi anni fa. Naturalmente, anche la manifattura è al centro di profonde trasformazioni, per l’emergere di una nuova generazione di tecnologie che promette di riorganizzare processi, produzioni e mercati. Il programma Industria 4.0 sorregge il cambiamento digitale lungo due direttrici: incremento di produttività; sviluppo di prodotti e modelli di business fondati sulla connessione tra imprese e clienti.

Per livelli tecnologici medi, le imprese italiane sono in ritardo.
Gli investimenti sono calati, gli indicatori europei sull’innovazione ci confinano in terza fascia. Lo scenario, però, non è statico. Gli oggetti smart sono triplicati in pochi anni. Il mercato dei big data è in crescita, nella robotica l’Italia è nono paese al mondo per densità e sesto per numero di robot impiegati, oltre che quinto produttore. La Regione Piemonte finanzia progetti di ricerca su sistemi avanzati di produzione, ma c’è la necessità di accompagnare i modi con cui la fabbrica intelligente diverrà prassi sui territori.

Centrale anche la riflessione sul futuro del lavoro, per i possibili effetti della digitalizzazione su un pilastro delle nostre società.
Ovvero la cittadinanza attraverso l’occupazione. Intanto nelle imprese più evolute è in corso un progressivo cambiamento della composizione professionale. Se il rapporto tra blue e white collar tende a rovesciarsi, il mondo della formazione è chiamato ad importanti sforzi per accompagnare il reskilling. Con la quarta rivoluzione industriale cambiano il lavoro, le mansioni e i ruoli dentro l’azienda, mentre l’innovazione tecnologica, se non adeguatamente compresa e magari gestita, diviene veicolo di un paradigma di crescita senza occupazione. Se cambia il lavoro, vanno ripensati gli orari e i luoghi, il rapporto con la fatica e la componente intellettuale anche del lavoro manuale.

I mutamenti del lavoro sollecitano cambiamenti del sindacato.
E più in generale allo strumento delle relazioni industriali perché, prima di ogni altra scelta, occorre capire come cambiano i bisogni e come si esercitato le tutele. La pratica della partecipazione, il nuovo orizzonte concreto del sindacalismo italiano, richiede un plus di competenze, sia per leggere, analizzare e integrare i piani industriali con un’autonoma capacità di approccio sia per sviluppare idee e contributi utili allo sviluppo dell’impresa e dei lavoratori. A questo scopo è utile disporre di un set di strumenti e informazioni sia sulle fonti di finanziamento della ricerca industriale sia sul miglior utilizzo dei canali che migliorano la professionalità dei lavoratori.

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quattro.zero|lab è un percorso formativo per dirigenti sindacali piemontesi che i tratta cinque pillar su cui si regge il paradigma 4.0: lo scenario aperto dalle tecnologie abilitanti, il riassetto organizzativo che ne deriva, la mappatura e la formazione delle competenze digitali nel lavoro, i nuovi modelli di business per le imprese, il profilo di un nuovo schema per le relazioni industriali.

quattro.zero|lab è strutturato in quattro appuntamenti mensili, e prevede lezioni frontali di scenario condotte da esperti e accademici, interventi di imprenditori e operatori di imprese che hanno avviato percorsi di trasformazione; visite a imprese e istituti di ricerca; sessioni di discussione, analisi e confronto.

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L’edizione 2017-2018 del laboratorio ha coinvolto 30 sindacalisti delle categorie metalmeccanica, chimica, tessile, gomma-plastica, commercio, edilizia, trasporti, telecomunicazioni, agroalimentare. Ha preso forma in cinque appuntamenti mensili con lezioni frontali di scenario condotte da esperti e accademici, attività laboratoriali per sollecitare il confronto fra i partecipanti sui temi trattati, una visita aziendale.

L’edzione 2019 ha coinvolto 25 sindacalisti delle categorie metalmeccanica, chimica, tessile, gomma-plastica, energia, commercio, edilizia, agroalimentare, banche e scuola della provincia di Cuneo. Il percorso ha un carattere molto più laboratoriale e un programma che mette al centro il rapporto fra tecnologie abilitanti, organizzazione dle lavoro e cultura sindacale.

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